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    November 20

    2.

    2.

    Buio. Fasci di luce verde e blu che salgono. Fumo che avvolge tutta la discoteca. La musica dei Chemical Brothers si insinuava ossessivamente nella testa dei presenti, che si muovevano come in trance pre o post alcolica. Uomini ben vestiti che dopo un paio di sguardi ammiccanti appoggiavano le mani sui morbidi fianchi di donne bellissime e altrettanto disponibili.C’era chi spinta da mania di protagonismo saltava sul cubo e improvvisava una danza suadente, cosi come non lo aveva mai fatto, e sotto orde di seguaci come una setta di invasati ballavano guardandola come una divinità. Più che altro per cercare di carpire nell’oscurità quel poco di paradiso che si poteva intravvedere sotto la gonna.
    Poco più in là c’era un grande spazio all’aperto, un’enorme piscina quadrata con attorno sabbia fine, una serie di tavoli e di aiuole. La brezza di fine estate ormai lasciava presagire tempi più freddì, ma si riusciva ancora a stare all’aperto la notte.
    Veronica era appoggiata al bancone vicino alla piscina, con le spalle al bar e i gomiti appoggiati, nella mano destra stringeva un long island pieno di ghiaccio con due cannucce ed una ciliegia appoggiata dentro. Le sue scarpe col tacco nere si avviluppavano con delle fasce lungo le gambe fino alle ginocchia, la gonna sempre nera si adagiava come a disegnare con grazia le forme dei muscoli e di lato mostrava uno spacco generoso anche se in qualche modo contenuto. Osservava tutti annoiata, ogni tanto soffermandosi sullo sguardo del primo pesce lesso che passava di lì e che come una calamita veniva intrappolato dai suoi occhi rame e dai suoi splendidi capelli neri ondulati lunghi fino alle spalle, quella sera raccolti in una coda di cavallo. E quel corpo poi, che sembrava scolpito da un artista, uno di quelli bravi però. Sì, come quelli del rinascimento.
    Stava cercando di farsi venire in mente uno scultore dell’ottocento, ma si rese subito conto che la sua testa ricordava con più piacere le bigiate in giro per negozi che le lezioni di storia dell’arte. Comunque aveva faticato per avere quel fisico, oh se l’aveva fatto... il conteggio delle calorie, i sacrifici, la palestra, le corse... tutto per arrapare una percentuale piu alta di uomini. In fin dei conti era questa la bellezza di essere donne, vedere quanti pesci lessi il mondo avrebbe potuto mettere sulla tua strada da lì in poi.
    Sorseggiò il suo long island socchiudendo gli occhi e provò un fremito di piacere quasi viscerale a sentire l’alcol che aggrediva dolcemente i suoi sensi. Riaprì gli occhi e quel tipo era davanti a lei in atteggiamento inequivocabile: stava per dire una cazzata da annoverare nel grande libro delle inutilità, sfoderate solo per cercare di risultare simpatici ad una donna. Non appena aprì bocca lei stava gia sorridendo da finta interessata.
    -Ciao, sei stupenda...posso offrirti da bere, oppure ne hai già abbastanza di quello?- indicò il bicchiere tra le sue mani. Veronica non si mosse dalla sua posizione e allargò ulteriormente il suo sorriso –Perchè no? Tanto questo long mi ha stufato... perchè non mi prendi un sex?- Il bel aitante si lasciò scappare uno sguardo sorpreso –Benissimo tesoro, vado e te lo prendo subito, tu non ti muovere però-, si girò con atteggiamento da super macho e fece per incamminarsi.
    Presto però tornò sui suoi passi tendendo la sua mano, decisamente grande osservò lei-...io mi chiamo Vittorio, piacere- -Io Veronica... piacere- lasciò il drink e strinse la mano del tipo con tre sole dita, poi tornò alla sua posizione indifferente. Vide l’uomo rigirarsi e scomparire tra le sagome.
    "Poteva essere Canova?” pensò fissando un fascio di luci viola che giravano vorticosamente “...no forse quello non era dell’ottocento... e poi magari manco era uno scultore...”
    In quel momento arrivò dalla finta spiaggia un altro tipo molto più alto, biondo, barba incolta vestito con una camicia dal colletto alto, sbottonata e una giacca blu. Le sorrise e si avvicinò sicuro
    -Ciao, eccomi tornato... nel bagno c’era un casino colossale! Allora ti è piaciuto il coktail?-
    lei si sollevò finalmente dai gomiti ed incrociò le braccia in senso di diniego –A dir la verità era annacquato...- -Lo so, tu hai bisogno di sapori forti non è vero? Vuoi qualcos’altro?-
    Veronica sorrise divertita –Veramente ci ha pensato quello là- e indicò il macho che portava in mano un sex on the beach come fosse Cannavaro con la coppa del mondo dopo la finale contro la Francia.
    -Hai visto bellezza? Conosco il barman, mi ha fatto passare avanti a tutti!- il biondo squadrò il bel aitante in maniera decisamente contrariata e si fece sfuggire uno sguardo preoccupato verso Veronica che stava afferrando in quel momento il suo nuovo drink.
    -Grazie mille- lo assaggiò con una voracità fuoriluogo, socchiudendo di nuovo gli occhi.
    -Caspita questo è davvero cento volte meglio del long, non c’è che dire- -Veronica, chi è un tuo amico?- disse il biondo sempre più in paranoia.
    -Bè in realtà è uno che mi ha offerto da bere...- e tirò un altro sorso stavolta più contenuto del precedente.
    I bel aitante si sentì chiamato in causa –Bè si, ora si può dire che sono un suo amico! Piacere, mi chiamo Vittorio-. Il biondo sorrise con falso sforzo e gli strinse la mano. – Io sono Francesco- poi rivolgendosi alla ragazza che avava iniziato a muoversi leggermente a tempo di musica- Scusa Veronica, ma tu accetti drink da chiunque te li offre?- .Si stava creando piano una folla attorno a loro, la gente stava aumentando di numero, la confusione iniziava a salire.
    -Be se mi va un drink, perchè dovrei rifiutarlo scusa?- rispose lei sorridendo con finta ingenuità.
    -Che roba...- Francesco alzò le mani in senso di disapprovazione – cioè mi hai preso in giro?-
    -Preso in giro? Che significa?-
    -Cioè prima accetti un drink da me e poi dal primo scemo che te ne offre un altro?-
    -Ehi stronzo!- disse Vittorio spingendolo contro il bancone, facendolo urtare contro un altro ragazzo dietro che prontamente proruppe con un: –State attenti, cazzo!-
    Francesco lo spinse a sua volta mandandolo a quel paese. E poi ancora chissa quante volte si spinsero nei seguenti secondi.
    Poco importava, perchè lei non era più la.
    Veronica si era immersa nella pista da ballo, e poi oltre, su per le scale con delle vetrate ai lati. Aveva raggiunto un’altra pista dove si ballava musica revival. Si accostò piano all’orecchio di una ragazza seduta su un divanetto e sussurrò piano qualcosa che fu percepita probabilmente come un –Ti aspetto fuori, all’entrata-. Poi se ne andò decisa mentre finiva il suo sex on the beach. Appoggiò il bicchiere su un ripiano davanti alle casse e si mise in fila con la sua tessera.
    -Ehi Veronica, anche stasera te ne vai proprio quando arriva il casino?- sorrise il tipo alla cassa che sembrava conoscerla bene. -Si caro- rispose urlando – quando arriva la massa io mi sento fuoriposto, e allora me ne devo scappare. –Si si, ok allora vediamo... un ridotto, fanno 8 euro... vabbe facciamo sei va...-
    -Eheh, ti adoro carissimo...- tirò fuori una banconota da 10 e gliela porse. –Ma insomma come ti devo dire che mi chiamo mMario e non “caro”?-
    -Massì massi, dai che caro ti piace di più!- prese il resto sorridendo ammiccante.
    Uscì più veloce della luce guardandosi attorno con la paura di trovarsi davanti Vittorio o quell’altro simpaticone “come caspita si chiamava?...vabbè chiamerò caro anche lui, và”.
    Era finalmente fuori, respirò a pieni polmoni l’aria fresca; il rumore delle gomme delle auto sulla ghiaia sembrava quello delle onde sugli scogli, con un bel po d’immaginazione.
    “Chissà quando arriverà quella stordita?” si stiracchiò, sempre guardinga. La sua borsetta firmata D&G luccicava vistosamente, ne tirò fuori un pacchetto di Chesterfield e se ne mise una in bocca. La accese piano e tirò. Espirando osservò la luce della cenere che si consumava, e lì vide quello che da tempo vedeva dappertutto, ovvero l’insoddisfazione. “Ma come si fa a vedere l’insoddisfazione?” ormai la vedeva la mattina quando si alzava, quando andava a studiare, quando faceva volontariato, quando limonava con l’assistente del prof per avere un voto piu alto. “Va be, ma questa non è insoddisfazione...” tirò un altra dose di fumo nei polmoni ed iniziò a camminare nervosamente avanti e indietro, due ragazzi la guardavano e confabulavano qualcosa. “...è più voglia di... qualcosa di buono, si! Dell’occasione giusta! In fin dei conti me la sto godendo alla grande, si si...” e giù un altra tirata. i due ragazzi erano in imbarazzo di fronte agli sguardi sorridenti di lei. “Quei ragazzini per esempio. hanno aspettative da questa serata, glielo si legge chiaramente negli occhi. Ma nei loro occhi leggo pure che non ce la faranno, perchè non sono sicuri di loro. Non ce la faranno. Non riescono a sostenere il mio sguardo, non lo faranno nemmeno con tutte quelle stronze che sono là dentro.”
    Buttò la sigaretta senza spegnerla, tirò fuori il cellulare, fece un a chiamata veloce, dicendo cose inutili e chiuse la chiamata. Sorrise ancora ai due là fermi, uno di loro sembrava propenso ad avvicinarsi, ma l’altro lo tratteneva.
    “Io di certo non abbasso lo sguardo, sono pronta a buttarmi nella vita, prima o poi toccherà anche a me un po di felicità, e che cazzo!” -Veronica!- sobalzò al sentire il suo nome alle spalle. –Ti ho trovataaa!-
    -Greta ma che te urliii?- dietro a lei comparve la ragazza con cui poco prima aveva parlato nella discoteca.
    -Scusaaa- rispose ridendo istericamente -... è che ho trovato un tiiiipo fantastico la dentro!-
    -Si si, va be, sei ubriaca... dio mio ma quanto hai bevuto?-
    Greta abbracciò Veronica affettuosamente –Ubriaca iooo? Ma scherzi? Io l’alcol lo reggo, mica come te scemaaaa!- poi si mise a ballare da sola sulle note della musica che in sottofondo si sentiva.
    -Uff, dai andiamo...- la prese a braccetto e se la portò verso il parcheggio.
    -Senti, dimmi un po Vero- le scappò un sorriso inutile, poi si ricompose -Dimmi Greta “versione ubriaca”-
    -L’hai fatto di nuovo vero?- le strappò la borsa di D&G senza senso – questa ora è mia!-
    -Ma tua...de che?- se la riprese furiosamente, quella era la sua prima borsa comprata coi suoi soldi.
    -E poi “fatto di nuovo” cosa?-
    -Hai scroccato delle consumazioni a un povero sfigato che poi hai bidonato?-
    Stavolta fu Veronica a ridere senza senso quasi da isterica –Massì massì, se mi offrono un drink io accetto! E se il tipo poi mi garba me lo faccio pure!-
    -E questo non ti garbava?- . Ci pensò un momento e rispose –A dire il vero non mi garbava nessuno dei due!-
    -Cazzo! Due stasera? Addirittura?- la guardò come in delirio di ammirazione –Ma sei fantastica! bravissima, sei una maestra di vita per me!- -Se, vabbe va...-
    -Genteeee, questa qui è la mia amicaaa!- gridava Greta estasiata, indicando l’amica, la sua migliore amica.
    -Siii, e questa qui è ubriacaaa!- rispose Veronica ridendo.
    Mentre apriva la sua C2 pensò che qualcosa stava per accadere. Di li a poco tutto sarebbe cambiato.
    Il primo dei due ragazzi disse sospirando- Hai visto che due tocchi di gnocca?-
    l’altro rispose in sintonia col tono –Si, due divinità, a dir poco-. Entrambi le osservavano mentre entravano nella loro macchina rossa. –Sai che ti dico? Un giorno mi metterò con una cosi!-
    L’altro sorrise e annuì incamminandosi verso l’entrata –Si, magari stasera stessa!-.
    L’amico lo seguì con le mani in tasca e con lo sguardo trasognante.”Si, magari stasera stessa”.

    November 19

    Julieta Venegas

    Julieta Venegas - Ultima Vez

    Alguna vez te dije que me quedaba para siempre
    y lo pensé, aunque ahora quizás no te lo parezca
    pero no hablaba por hablar
    era el momento y el lugar
    y esta pena que siento ahora,
    lo sé, que no me dejará igual

    CORO
    Porque, hoy es la última vez que hablo contigo
    hoy es la última vez y no puedo explicar éste final
    Notas lo que te digo ahora hablas si porque me duele
    creen mis ojos que alguna vez cuando nos mirabamos
    pero lo dejamos pasar
    perdimos la oportunidad

    CORO
    porque hoy es la última vez que hablo contigo
    hoy es la última vez y no puedo explicar éste final..

    hoy es la última vez que hablo contigo
    hoy es la última vez y no puedo explicar éste final..

    hoy es la última vez que hablo contigo
    porque hay tantos por pensar que todo lo podíamos arreglar..

    November 13

    Crop Circles


    Opera degli uomini o di chiunque la fuori, queste sono immagini sinuose che sicuramente destano stupore e quasi ipnotico fascino.


    Linee eteree si studiano si inseguono si sfiorano e poi si incontrano in un punto.


    Un incrocio... ...origine di assi cartesiani.

    Curve sinuose carezze nascoste dal buio sull'argilla bagnata una eco, un rumore e l'odore acre dell'ignoto...

    per la prima volta si toccano si accarezzano poi si lasciano e si riprendono...

    il candore dorato dell'alba assorbe la loro essenza e insieme giacciono esauste nell'erba. (Andrea Feliziani)

    November 12

    1.

    -Ma guardalo oh!- Proruppe sergio con un biglietto in mano, sventolandolo quasi come una bandiera –Ti fai vivo dopo tutto sto tempo e dici solo ciao?-
    Nico guardò la combricola con disinteresse cosa che gli dava molta soddisfazione; nell’aula studio c’era la solita banda: Marco con davanti un bel libro di chimica organica aperto e storto, Giada che era seduta sulle sue gambe con un braccio dietro al collo di lui; erano la classica coppietta universitaria, quella che si sente al di sopra delle parti, ovviamente solo quando va tutto per il meglio, poi quando capitano cose del tipo “sei stronzo/a, come mai hai fatto quella cosa bla bla, e poi lei/lui ti ha detto questo e quello, così io ho fatto la figura dello/a scemo/a?”.... allora si che si ritorna al livello degli altri per cercare conforto e approvazioni; c’era Fabio chino sui suoi appunti ben scritti senza neanche una cancellatura, Denny che giocava a sudoku, Luisa che chiacchierava civettando con Manuela e Sara, probabilmente sulla cosa che era successa il giorno precedente. E poi ovviamente c’era Sergio.
    -Che ti devo dire? Buongiorno mio carissimo compagno di cazzeggio illegale?- rispose Nico sorridendo.
    -Bhè no, ma almeno domandarmi se ho preso i biglietti per il concerto, e la risposta è ovviamente si, e se mi devi dei soldi per il tuo biglietto, e anche qui la risposta è si, e poi io ti direi, ma certo Nico, mi devi 30 euro!-
    Nico lo guardò come se stesse parlando arabo –Ma chi t’ha detto che volevo che mi pigliassi i biglietti?-
    -Ma come? Tu me lo hai detto, ricordi? Quando parlavamo del concerto e abbiamo chiesto a tutti chi voleva i biglietti?-
    Nico fece cadere a terra la borsa e si sedette di fronte a lui. –Io non ho mai detto che volevo venirci, ho detto che non ero deciso, tutto qui!-
    Marco si intrufolò come al solito nella discussione:- E quando mai te sei sicuro di qualcosa? Comunque se non decideva lui per te non saresti stato capace di prendere una decisione, quindi zitto e vieni a sto concerto... anzi sgancia la moneta sonante perchè lui mi deve a me dei soldi!- ridacchiò seguito a ruota da Giada che gli baciò la guancia.
    Nico calò lo sguardo per un secondo poi lo rialzò guardando Sergio negli occhi:- Io non verrò al concerto, non ne ho voglia.-
    Sergio rimase alquanto perplesso da quella risposta, in fin dei conti avevano sempre fatto tutto assieme e ora non vedeva il motivo di quel capriccio. –Guarda se non ce li hai adesso i soldi me li darai un altra volta, dai...-. –Mortazzoneee!- aggiunse Danny ridendo.
    -Non ci siamo capiti, ho detto che non vengo!-
    -Oddio, fa lo stizzoso il ragazzo! Oggi hai la luna storta amico?- disse ancora Marco, mentre il trio di pettegole ridacchiava un po piu in là. –Oppure sei incazzato perchè la nostra Luisa non te la da?- tutti si misero a ridere Luisa compresa. Nico lo guardò con aria di sfida e disse:- Mio caro non capisci un emerita mazza. Non ho nessuna luna storta oggi, anzi mi sento più leggero, per molte ragioni, semplicemente non voglio venire a questo fottuto concerto ne oggi ne mai, inoltre ringrazio Dio perchè Luisa non me l’ha data, altrimenti si che ora sarei ancora nella mia mediocrità!- Tutti ammutolirono, Sergio quasi estasiato.
    -Ma che cazzo dici, ti sei rimbambito? Chiedi scusa a Luisa! E sgancia i soldi, non me ne frega se non ci vieni, il biglietto me lo paghi!- disse Marco scostando la ragazza dalle sue ginocchia.
    -Innanzitutto leva quel plurale, al massimo i soldi li do a lui, non a te, e poi non do proprio niente a nessuno, perchè non ho mai chiesto quel biglietto... Ah si Luisa scusami, dimenticavo che sei una donna sensibile, e qui lo sanno in molti, quanta gente nell’aula studio ti ha consolata?- I ragazzi del tavolo vicino si erano incuriositi dalla scena e avevano aguzzato le orecchie.
    Marco saltò dalla sedia quasi facendo cadere la povera Giada come un soprammobile scomodo e afferrò Nico per la camicia.
    -Ritira quello che hai detto merda!-
    -Ohi Marco e piantala dai, oggi Nico c’avrà i cazzi suoi- disse Sergio senza minimamente venire ascoltato.
    -Fanculo e a te cosa frega di Laura? Oppure anche con te ha fatto la crocerossina?- Nico abbozzò un sorriso che forse nessuno di loro aveva mai visto sulla sua faccia. Non passò nemmeno un decimo di secondo che le nocche di Marco colpirono il suo sopracciglio, Nico cadde per terra spostando rumorosamente delle sedie.
    -Dopo questa mattina sei segnato amico, fa che non veda più la tua brutta faccia davanti a me, altrimenti te la disfo tutta completamente-
    Non finì nemmeno questa frase che Nico gli rifilò una testata sullo sterno, a bruciapelo, potente, il colpo più forte che mai aveva dato in vita sua a qualcuno. La prima volta che sfogava la sua rabbia fisicamente. Ed era bello. Bellissimo.
    Marco cadde all’indietro come un birillo del bowling, anch’egli prendendo in pieno una sedia. Giada urlò in preda al panico. Ci volle poco, e i due erano ancora l’uno addosso l’altro. Un pugno a testa, un calcio di Nico, una gomitata sullo stomaco di Marco, poi finalmente qualcuno si decise a fare qualcosa oltre a scommettere su chi dei due avrebbe vinto ( le statistiche davano vincente Nico 1 a 5). Sergio afferrò il suo ex migliore amico e lo trattenne per le braccia, così fece Denni con Marco. i due si guardavano ancora come i peggiori nemici del mondo, oppure i migliori... che differenza c’era in fin dei conti?
    Time out, i due furono portati fuori a tempo record, ognuno attraverso due uscite differenti dell’aula studio. Il vociferare degli studenti in visibillio, era un qualcosa che non si era mai sentito prima di quel giorno, mentre qualche secchione abbozzava un “sst” tanto per riconfermare che quello era un posto dove avrebbe dovuto vigere il silenzio.
    Sergio lo stava afferrando ancora per le spalle in modo prepotente, lo sguardo di lui ancora fisso verso la porta dell’aula studio; alcuni ragazzi che fumavano guardarono la scena non poco divertiti. “Ma che cazzo combini?” con uno spintone fece sedere Nico sul muretto adiacente.
    “Cosa combino? Ma si puo sapere tu da che parte stai?” rispose lui mentre il fiato leggermente rallentava e la calma tornava piano. “Da che parte sto? Tu sei fuori... non c’era nessun motivo per arrivare ai pugni! ma poi da te non me lo sarei mai aspettato”
    “Non te lo saresti aspettato... e perchè? perchè io sono quello che deve sempre stare zitto? Quello che deve piegarsi a tutti? Che gli deve sempre andare bene quello che decidono gli altri? No Sergio, mi sono rotto di essere cosi, un senza parte uno che non ha personalità.” si alzò di scatto e si mise a guardare verso la strada. le macchine erano incolonnate, i tubi di scappamento eruttavano fumo come se volessero gridare la loro rabbia contro il mondo. Una sottile nebbia mascherava il sole di Milano rendendolo quasi come un miraggio.
    “Non voglio diventare come te Sergio” disse questa frase socchiudendo gli occhi, come soppesando ogni parola. Sergio lo guardò con uno sguardo misto fra delusione e odio, non disse nulla e rientrò nell’aula. Aveva fatto la sua scelta, in quel preciso momento l’ultimo suo amico lo aveva abbandonato per colpa sua, perchè non era piu riuscito a trattenere dentro quello che pensava davvero. Si avvicino ad uno dei ragazzi e chiese una sigaretta, poi si diresse fuori dal dipartimento, verso chissa quale altro grosso cambiamento. Di una cosa era sicuro, quel giorno era stato solo l’inizio di qualcosa, un qualcosa che non aveva mai provato prima e che lo affascinava e spaventava allo stesso tempo.

    November 10

    Quando abbassi lo sguardo

    Vedo la notte, silenzio osceno attorno a te.
    Quando abbassi lo sguardo nessun essere può rimanere indifferente,.
    leggera distogli gli occhi come il vento cambia il suo corso,.
    e tutto cio che incontra travolge..
    Quando le tue guance si colorano di imbarazzo e tutto ciò che ti circonda sembra schernirti,.
    quando non ti accorgi che ogni cuore che ti sta vicino è in realtà piegato dal tuo dolce fare ingenuo..
    Quando abbassi lo sguardo ogni cosa smette di esistere.
    e per attimi infiniti rimane sospesa in trascendente oblio..
    Quando abbassi lo sguardo ogni uomo cessa di essere ciò che di sè crede,.
    e dolcemente cade in folle perdizione.

    November 08

    Questo è l'inizio di un racconto che sto scrivendo, se vi va datemi una vostra opinione, lo so che è difficile da poche righe, ma spero vi lasci qualcosa che possa spingermi a continuarlo.

    Quando nasci pensi che un giorno tutto ti sia dovuto. Inizi a muovere i primi passi cercando di afferrare il divano, pronunci le tue prime parole già conscio che tutto il mondo ti ascolterà. Poi cresci e inizi a credere che potrai cambiare il mondo con una bella marea di cazzate, ti innamori già quando non sai nemmeno cosa sia l’amore, e cerchi invano di farti guardare da una donna. Poi inizi a maturare l’idea che qualcosa non vada nel tuo dna; il passo successivo è quello di comprendere che quello che non va non sta dentro al codice genetico, bensì là fuori, dove tutto sembra costruito su una bella accozzaglia di cartapesta, come una scenografia utilizzata per quelle stupide scenette realizzate alle elementari.
    Quello che fece Nico fu il passo successivo a questo; quel passo che pochi fanno ma che è l’unico inevitabile per non soccombere e vivere tutta la vita sottocoperta.
    La consapevolezza.
    Questa raggiunse un giorno, dopo aver iniziato a fumare fino alla nausea, dopo aver perso ogni tipo di amicizia, dopo aver ricevuto l’ennesimo rifiuto da una donna, e dopo essere stato scartato ad un esame universitario, anch’esso l’ennesimo.
    Era seduto su una panchina tra asfalto e palazzi grigi, tra monossido di carbonio e piccioni con poca voglia di volare; sigaretta in mano fumata per metà, tra indice e medio, sguardo fisso davanti a lui, non notava piu nemmeno i barboni che aveva sempre temuto. La folla di studenti sciamava come acqua che scorre verso lo scarico di un cesso.
    E li la vide, con estrema chiarezza, vide i suoi colori così luminosi e sgargianti, lei era sempre stata al suo fianco , ma non era mai stato capace di avvertirla, ed ora era li di fronte a lui, bella come una venere e così dannatamente vera, come se potesse toccarla.
    La consapevolezza.
    Un ghigno quasi assurdo gli si piazzò tra le labbra, e mantenendolo pose un altro tiro alla sigaretta, il fumo entrò nei polmoni come linfa scura, socchiuse gli occhi. Proprio quel giorno ci aveva provato con Luisa, giusto dopo aver sostenuto l’esame di anatomia; lei col suo fare grottesco e spudorato come al solito aveva ammiccato, ma nel momento decisivo aveva chiarito bene il concetto che più o meno suonava così: levati dalle palle, tu sei come un fazzolettino di carta che uso per soffiarmi il naso e guarda un po... credo che ti ho esaurito.
    Ma la cazzata più grossa era stata quella di farlo il giorno stesso in cui era andato all’esame impreparato come uno di quei cazzeggiatori da università che passano la vita tra macchinette del caffè e pallonate sull’erba.
    Ma forse tutto era servito a qualcosa. Forse tutto era stato utile per capire una cosa sostanziale, per comprendere che quel giorno, quando inizi a respirare aria e ti staccano dal cordone ombelicale, hai tutto il fottuto diritto di pensare che il mondo ti deve dare tutto, perchè è così; solo pochi lo capiscono, ma è così. Qualcuno una volta aveva detto “carpe diem”, cogli l’attimo, ma quel giorno Nico aveva esordito con una decisa variazione sul tema: “Cogli l’attimo alle spalle, immobilizzalo e fattelo”. E si, fu proprio allora che capì la differenza tra vivere ed esistere, finì la sua sigaretta e la lanciò tra pollice ed indice, gli occhi fissi sempre su di lei.
    La consapevolezza.

    November 06

    Erase - Rewind

    Spesso bisogna toccare il fondo per capire di dover risalire, e spesso il fondo è così scuro che i nostri occhi si abituano a non vedere, a non ricordare che esiste la luce, lassù da qualche parte. Da qui ricomincio. Da qui riparte Dame e Cavalieri, il mio modo di essere, il mio cammino verso la luce, benvenuto a chi stanco lascerà il suo passaggio seppur breve nel mio angolo.