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February 25
Ho la sensazione che il tempo in cui viviamo ci sta facendo dimenticare quello che siamo. Quando mi alzo la mattina ho ancora un barlume di positività per il giorno che mi aspetta, ma puntualmente mi scontro con tutte le brutture del mondo e mi rendo conto che molte di queste nemmeno hanno senso. Ogni giorno sentiamo parlare di morte e vita, e mi rendo conto di quanto sia così ipocrita il comportamento delle persone. Ognuno parla di cose che non sa come se avesse avuto la sacra autorità di conoscere cosa è giusto o sbagliato, tutti pronti a dire la loro cazzata e giudicare. Anche io giudico, ma i miei giudizi rispettano sempre tutti. Più mi confronto con le persone e piu mi rendo conto che degli altri ricerchiamo sempre i lati sbagliati. Non apprezziamo una persona per quello che di positivo ci da, ma per qualità effimere e superficiali. Poi in realtà ognuno di noi ha la sua profondità, ma nella massa non riesce ad esternarla. Io che ci provo faccio una fatica e la gente ancora non capisce, non fa nessun passo per capirti. Troppi muri esistono che non possono essere infranti. Come si puo pensare che un popolo che vive guardando queste cose possa mai conoscere la vera democrazia? La nostra classe politica non fa altro che alternare in continuazione gente impersonale a cui non frega un cazzo del bene pubblico. C' è chi sostiene che un ideologia puo governare un paese e chi sostiene che in reltà sono i compromessi che portano le cose positive. Oggi sappiamo solo che siamo sempre piu isolati nelle nostre convinzioni, convinzioni le queli non sono assolutamente salde, ma anzi così facili da essere compromesse. E il trucco è fare piu soldi possibile che entrino nelle tasche di chissachi, magari andando a sparare a dei poveracci che se solo potessero verrebbero qui a fare la guerra a noi. Noi viviamo in una grossa rappresentazione cinematografica, ognuno di noi è un attore che ha mille compartecipanti. Ma la persona che dopo il ciak si ritira solo nel suo spogliatoio e si guarda allo specchio per struccarsi... quella è una persona sola... sola fino al prossimo ciak.
February 18
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I keep on looking through the looking glass And I want to fall on through Out of the real world to a happy day Out of the wreckage that I do
I keep on dreamin because I can even though my eyes don't close I keep on trippin because its free to a place I only know I keep on dreamin because I can even though my eyes don't close I keep on slippin out of this life
Still my hand won't go to the other side My boney fingers stay locked here The glass is cold when I touch my face But I can taste my salty tears
I keep on dreamin because I can even though my eyes don't close I keep on trippin because its free to a place I only know I keep on dreamin because I can even though my eyes don't close I keep on slippin out of this life waiting for the drapes to close
Mirror mirror won't you kiss my cheek And tell me I'll be oK And warm my spirit with your sugar lips And help me wait for another day
Because I Can song by Katy Rose
Traduzione:
Perchè io posso Continuo a guardare attraverso gli occhiali e vorrei caderci attraverso, fuori dal mondo reale verso un giorno felice, fuori dai casini che combino, Continuo a sognare perchè io posso, anche se i miei occhi non sono chiusi, continuo a viaggiare perchè è gratis, in un posto che solo io conosco... Continuo a sfuggire fuori da questa vita... Ancora la mia mano non vuole andare dall'altra parte, le mie dita ossute restano bloccate qui, il vetro è freddo quando tocca il mio viso, ma posso sentire le mie lacrime salate, Continuo a sognare perchè io posso, anche se i miei occhi non sono chiusi, continuo a viaggiare perchè è gratis, in un posto che solo io conosco... Continuo a sfuggire fuori da questa vita... aspettando che i drappi si chiudano... Specchio specchio, non ti va di baciarmi la guancia e di dirmi che starò bene? e scaldarmi lo spirito con le tue labbra di zuccherò, e aiutarmi ad aspettare un giorno nuovo...
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3.
A volte anche prendere un semplice caffè lungo da una macchinetta può essere una cosa complicata. Nico mise per la terza volta la moneta da 10 centesimi nella fessurina magica e per l’ennesima volta l’aggeggio infernale gliela risputò fuori. Certo sarebbe stato fantastico avere dell’altra moneta, ma quella era l’ultima e quindi doveva entrare a tutti i costi. Su che principio si basassero quelle cianfrusaglie meccaniche lui non aveva mai capito. Probabilmente c’era un sensore da qualche parte che rilevava la moneta, oppure c’era dio che decideva che una moneta ogni tanto non doveva essere accettata, così solo per farsi due risate. -Ti serve moneta?- Giada era li di fianco a lui che lo osservava perplessa. -No grazie, credo che non voglio piu il caffè!- rispose tirando uno pseudo cazzotto alla macchina del diavolo, o meglio di Dio. –Accidenti che bambino che sei- mise 10 centesimi dentro e selezionò un caffe lungo con zucchero maggiorato. -Non ce n’era bisogno!- Nico ora guardava la ragazza sempre piu perplessa. -Be forse non è un caffe che tu devi prendere ma una camomilla!- -Non fare la sarcastica, piuttosto come mai la ragazza del tipo che ho riempito di pugni mi offre un caffe? Contenta del servizio?- lei rise sotto i baffi anche se non volle darlo a vedere. -No, semplicemente volevo capire che t’è successo... e poi scusami ma quello riempito di botte sei stato tu!- -Anche tu?- il beep della macchinetta scandì come un gong il tempo di prelevare la bevanda. Lui la prese ed iniziò a girare furiosamente il caffe. Giada introdusse nuovamente della moneta e prese un espresso.- Be se mi consenti, non ti ho mai visto cosi... quindi o hai un problema, oppure sei uscito di testa semplicemente!- Il caffè era ancora amaro e scottava quando scese nella gola, cosi la voce che a Nico usci subito dopo non fu delle migliori.-Ma certo, solo il tuo boyfriend puo mettersi a fare cazzotti, uno come me deve sempre fare il bravo ragazzo! Fatti dire una cosa, il tuo Marco mi ha fatto incazzare e io gli ho risposto a tono. Vuoi farmi causa?- -Mha, direi di no! Se le meritava quelle botte, e poi anche tu te le sei prese!- Nico fece una smorfia ripensando ai lividi che aveva un po dappertutto. Finì il caffè e buttò il bicchierino di plastica, una folla di studenti, forse matricole erano in fila per prendersi la loro bevanda al gusto di chissacchè, tutti intenti a chiacchierare di immatricolazioni e orari di corsi. -Non è mica la prima volta che ti danno un due di picche, ma ragazzi, un po di orgoglio no?- I due si misero a camminare lungo la bacheca, Giada intenta ad osservare qualche annuncio interessante. –Ancora con sta storia? Lo volete capire che non sempre il mondo gira attorno a voi donne?- lei lo guardò con fare altezzoso –Ah no? Però mi sembrava di si!- -Ti sbagli- ora inizò a fissarla seriamente, con lo stesso sguardo del giorno precedente, con le stesse intenzioni – semplicemente mi sono rotto di essere uno spettatore del cazzo Giada, voglio diventare uno stronzo pure io!- -Be fattelo dire,sei sulla strada giusta!- finì anche lei il suo caffè e gettò il bicchierino. -Vado a studiare adesso, ma ti consiglio di volare basso, anche perchè non si cambia da un giorno all’altro.Ciao.- La vide camminare e sparire tra le colonne e pensò divertito “Cambiare? Io non sto cambiando, semplicemente mi comporto come ho sempre voluto fare”. Diede un’occhiata all’orologio e si ricordò l’appuntamento che aveva quella mattina. Si era dato tanto da fare per riuscire a preparare due esami assieme, cosa che non era mai stata il suo forte; un esame già era andato male, ed ora non era sicuro sul fatto di voler provare anche il secondo. In fin dei conti la chimica non gli stava affatto simpatica. Eppure qualcosa dentro gli diceva di fare quel dannato esame, fosse andato come doveva andare. Afferrò la sua borsa e si precipitò verso il suo inferno personale: l’aula di esercitazione. Appena entrò vide una scena a lui molto nota, una decina di ragazzi era seduta a ripassare e confabulare sui banconi. “Oh ma ti sembra normale che l’altra volta ha chiesto un’ossidoriduzione del genere?” “Lo sapevo facevo meglio a stare a casa” “Scusate voi che numero siete nella lista?”. Queste ed altre frasi sentiva Nico mentre si cercava un posto, vide uno sgabello vuoto e ci si sedette sopra, appoggiò i gomiti sul tavolo e il mento sulle mani intrecciate con fare decisamente scostante. Non tirò fuori nè un libro nè un appunto, rimase lì a fissare la tavola periodica in attesa che arrivasse la guardiana dei quel girone infernale. Come diceva Dante non tardò a venire il cerbero dagli occhi di brace, che in questo caso assunse le sembianze di una professoressa sulla cinquantina, bassa, piena di rughe, un paio di occhiali fuorimoda che la facevano assomigliare terribilmente a Patty Pravo negli anni 70 e dei capelli rossi tinti in maniera esagerata. Lo sguardo furente come se le stessero rubando tempo e denaro, anche se quello glielo davano per stare lì. -Allora purtroppo non ho tempo di fare tutti oggi, ne faccio solo una decina, poi ho un lavoro da fare per la commissione- tutti si guardarono stupiti, qualcuno vociferava piano qualcosa. -Avanti chi è il primo?- Si alzò un ragazzo sul fondo e si avvicinò alla postazione dell’esecuzione. In quel momento Nico vide chiaramente un aristocratico vestito di blu che attraversava la folla in delirio durante la rivoluzione francese, accompagnato da un paio di portantini verso il boia con la corda della ghigliottina in mano. Quell’immagine lo fece sorridere di gusto. Il ragazzo si sedette ed ascoltò la prima domanda; in fin dei conti gli sembrava abbordabile... con un foglio davanti cercò di scrivere qualcosa che avesse un senso, cambiava le formule chimiche, spostava elettroni da una parte all’atra dell’equazione, ma Patty Pravo del girone infernale squoteva la testa in senso di diniego. Lui si agitò più di quanto non lo fosse ed iniziò a farneticare non poco. Seconda domanda. Altri specchi su cui arrampicarsi. Terza domanda. con un accenno di insicurezza rispose abbastanza bene. “Mi spiace ma la reazione iniziale era decisamente semplice, credo proprio che dovrà tornare la prossima volta...” Il ragazzo la fissò incredulo, ma non ebbe la forza di replicare nulla. “Bravo ti sei fatto fregare alla grande ragazzo!” pensò Nico sempre ridacchiando. -Chi è il prossimo allora?- -Io!- Nico si alzò di scatto e percorse la sua tribuna d’onore. Le porse il libretto universitario con incisa la sua carriera degli esami. Lei lo guardò senza lasciar trasparire la minima emozione. -Dunque, mi parli un pò del legame covalente.- Ci pensò un momento e la prima cosa che gli venne in mente era che non aveva mangiato nulla quella mattina un vero peccato perchè poi a stomaco vuoto non riusciva ad apprezzare bene il pranzo. Pazienza avrebbe preso magari una bella pizza da Antonio, il panettiere. -Allora? Ci deve pensare ancora molto?- Nico la guardò come in catalessi e rispose:- Sto valutando una possibile risposta che possa soddisfarla prof!- Lei fece una smorfia di disapprovazione –Passo alla seconda domanda?- -Non ho mica detto che non la conosco la risposta... solo che devo trovare le parole giuste.- “Pizza... pizza... ai peperoni, con salsiccia... cazzo che buona” -Senta non ho tempo da perdere...- Lui la fissò negli occhi senza distogliere minimemente le pupille dalle sue –Ah se le cose stanno così, allora: un legame covalente si instaura quando una o più coppie di elettroni vengono messe in comune fra due atomi. Ciò avviene per una ragione ben precisa: gli atomi tendono al minor dispendio energetico possibile ottenibile con la stabilità della loro configurazione elettronica- -Si spieghi meglio!- -Ah meglio?- Si passò una mano fra i capelli facendo finta di pensarci su - Un tipico esempio è fornito dalla combinazione di due atomi di idrogeno, che porta alla struttura covalente, Nella molecola finale, H2, i due atomi sono tenuti assieme da una coppia di elettroni (carichi negativamente) condivisi, i quali attirano a sé i rispettivi nuclei (carichi positivamente). Un legame covalente è quindi il risultato di un'interazione elettrostatica che coinvolge i nuclei.- La donna non disse nulla e alquanto seccata fece la seconda domanda. Scrisse una equazione chimica irrisolta che sembrava decisamente complessa, molto di più di quella fatta al ragazzo precedente. Lui prese a scrivere sicuro una serie di lettere e numeri dopo l’uguale, quasi come la conoscesse a memoria. Lei osservò il risultato e disse trionfante – Errato... mi spiace ma non ci siamo- Lui osservò bene il foglio titubante e disse: -Ha ragione però non mi sembrava avesse senso unire due composti la cui elettronegatività non giustifica la proporzione che mi ha scritto. Lei sgranò gli occhi imbarazzata. –Guardi non le faccio la terza domanda perche mi sembra superfluo, credo che dovra tornare anche lei la prossima volta.- -Mi scusi ma non mi sembra corretto... in fin dei conti alla prima domanda ho risposto piu che bene e alla seconda mi è stata posta in maniera errata...- accavallò le gambe ed incrociò le braccia guardandola con aria di sfida. I ragazzi nell’aula guardavano il tutto seriamente incuriositi e parecchio divertiti. -Come minimo mi dovrebbe dare un bel 21, tenendo conto anche del suo errore che se mi permette non giustifica l’accanimento che ha avuto nei miei confronti ponendomi quella reazione impossibile!- -Se ne vada prima che perdo la pazienza... voi ragazzini non avete nemmeno la decenza di prepararvi come si deve e pensate che solo con un po di dialettica potete superare gli esami!- -Lo sa bene che non è questione di dialettica, è questione che tutte le persone hanno dei difetti ed una volta che qualcuno glieli fa notare, subito si infervorano... Comunque se non mi da 21 io no mi alzo da qua...- Tutti vociferavano con insistenza, Patty Pravo stava decisamente per cedere.
Poco dopo era seduto sul muretto all’entrata del dipartimento. Di fianco a lui c’era una coppietta che amoreggiava bevendo caffè. Guardò di nuovo quel voto sul libretto, non poteva crederci, aveva preso 18. Un voto di merda, ma aveva passato l’esame studiando quasi zero, solo dicendo una frasetta studiata a memoria sul libro. Il resto era tutta farina del suo sacco. Se la rise ancora accendendosi una sigaretta, soddisfatto guardava gli studenti camminare nella giornata di sole che sembrava quasi primaverile. E poi notò quel tipo ad un paio di metri da lui, un tipo che non aveva mai visto li intorno. Aveva un cappotto nero, sbottonato, un maglione aderente sempre nero col collo alto, Capelli neri spettinati, occhi scuri. Insomma un tenebroso, ma di brutto. Fumava la sua sigaretta con uno sguardo di chi aveva capito gia un sacco di cose della vita, ma nulla di fottutamente importante. Lo guardò per un secondo e rigirò lo sguardo di nuovo sul piazzale. -Contento di aver passato l’esame?- disse alla fine. Lo guardò un po scocciato, in quel momento non aveva molta voglia di fare pubbliche relazioni. -Decisamente si, ma non tanto per l’esame universitario. Oggi ho passato un esame piu importante!- Ora tornò a guardare il tenebroso, notò che aveva un orecchino dorato sul lobo destro, il viso era quello del classico belloccio che non faceva sicuramente fatica a rimorchiare. -Che esame hai passato?- -Mi sono preso una rivincita su quelle merde di professori!- Il tipo si mise a ridere rumorosamente tanto che la coppietta distolse la sua attenzione dalle civetterie che si stava scambiando. -Divertente?- -Cazzo, si e parecchio!- tirò dalla sigaretta Nico non seppe cosa rispondere e continuò ad osservarlo. -No scusa, ma mi sembri davvero fuori di testa... invece dell’esame sei contento di aver mandato affanculo un professore... sei forte!- A quel complimento si sentì un po un eroe e si complimentò con se stesso. - In realta non me ne frega molto dell’esame sai? Ultimamente mi sembra che tutto quello che sto facendo sia inutile-. Non seppe perchè disse quella frase, ma gli uscì così di getto e incredibilmente gli sembrò la frase più azzeccata da dire a quello sconosciuto in quel preciso istante. -Inutile? può darsi- aspirò l’ultimo tratto della sua sigaretta e la gettò sull’asfalto. Scintille schizzarono un pò dappertutto come un fuoco d’artificio. -...L’importante è divertirsi in quello che si fa. Poi se ha un senso o no poco importa.- Lo guardò sempre con piu interesse, quel tipo aveva un fascino misterioso, quasi incomprensibile. -Vorrei divertirmi di piu pure io, ma non è che ci riesca granche...- -Vieni un secondo con me...- il giovane si alzò di scatto ed entrò nell’edificio universitario, Nico un po contro voglia lo seguì. Si ritrovò con quello strano interlocutore di fronte alla vetrinetta del museo di storia naturale. -Lo vedi quello?- indicò un poster grosso che era di fianco ad un cranio di squalo in bella vista. -Embè? Si lo vedo- -Quello è lo schema riassuntivo dell’evoluzione delle specie viventi- Nico non nascose un po di perplessità di fronte a quella scenetta. –Conosco bene quello schema, quindi?- -Quindi guardalo bene...- Nico iniziò ad osservarlo quasi come ipnotizzato ma non ci vide nulla di più di quello che ci aveva sempre visto, un insieme di linee e nomi latini distribuiti ad albero. Il tenebroso si mise le mani in tasca e tutto allegro continuò la sua lezione -... decine di migliaia di anni, ogni essere vivente ha lasciato il suo posto ad un altro ogni volta più adatto ad affrontare le varie situazioni naturali che man mano si presentavano. Quelli che non erano pronti o adatti sono stati tagliati fuori. Il destino di tutte quelle linee è che prima o poi diventino qualcosaltro oppure si interrompano, così senza senso. Ci hai mai pensato?- Ora che ci pensava non si era mai soffermato a fare pensieri cosi profondi, o meglio la pizza di Antonio era una cosa che poteva avvicinarsi molto a quel genere. -Vuoi che sia sincero? Ho sempre visto l’evoluzione come una materia di studio ma mi sono soffermato poco sui risvolti della cosa...- rispose Nico scherzosamente. -Il nostro destino non è diverso, guarda qua...- indicò la scritta Homo sapiens ad un bordo del grafico -... siamo solo una lineetta su un cazzo di grafico, non ti irrita tutto questo?- -Be non è piacevole sicuramente ma è il prezzo della conoscenza no? Una volta pensavamo di essere al centro di tutto, ora sappiamo che non è così- Il tenebroso si avviò nuovamente verso l’uscita con le mani in tasca. -Unico modo per vivere lasciando l’impronta è fregarsene di tutte ste cazzate e lasciare una fottuta scia di noi da qualche parte, non trovi?- -Amico posso dirti una cosa?- -Vai spara!- -Ma che sigaretta era quella che fumavi?- Il tenebroso scoppiò a ridere nuovamente tanto che la coppietta riconobbe la risata fragorosa. -Era una sigaretta normalissima- -Si ma allora perche mi stai asciugando a me con sto discorso?- -Ma niente, volevo solo fare conversazione... non ti è sembrata interessante?- Nico tirò su le spalle -Certo, singolare più che interessante- -Il nocciolo comunque è che devi fottertene di quello che ti viene detto di fare... fai quello che ti pare, io faccio cosi e vivo bene.- Un raggio di sole illuminò il suo sguardo mentre diceva quella frase, e sembrò quasi un profeta. -C’hai ragione sai? Io sto iniziando a vederla così- -Bravo... senti stasera che fai?- “Oh mamma vuoi vedere che è un frocio?” un barlume di delusione nacque in Nico. -Tranquillo non sono frocio...- “Cazzo e legge nella mente pure!” -...volevo presentarti un po di miei amici, diamo una festa stasera al Cafè Atlantique, lo conosci?- Nico ci pensò un attimo, si conosceva il locale ma ci era stato solo un paio di volte in passato e tra l’altro che bei sbornioni.... -Si lo conosco.- -Tieni- gli passò un bigliettino con scritto “riservato” -..Se ti va vieni stasera, io sono li dalle dieci in poi. Se vieni non te ne penti e ti diverti un casino.- Nico lo guardò sempre più stranito dalla situazione, sembrava quasi come un adescatore di un certo tipo di setta religiosa, ma era dannatamente tentato da quell’offerta. -Io Mi chiamo Vincenzo, ma tu chiamami Vincent, mi chiamano tutti così- si incamminò ridacchiando nel sole, Nico lo guardò sparire tra la gente e pensò dentro di se con tutte le sue forze “Voglio dannatamente andarci!”.
February 11
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Luce dell’alba, il mondo si colora di esistenza piano apro gli occhi pesanti e torno, rinasco per un altro giorno. il desiderio di sentire il suono del mio pensiero cancella il piacevole dolore di stanchezza del corpo. E di nuovo sulla strada , kilometri e kilometri sotto i miei piedi ancora sento il contatto del vento sul viso gli odori della vita che torno ad incontrare ogni mattina sul binario 3 scorgo nei visi delle persone le mie stesse insicurezze, tutti i miei problemi sono i loro “starò facendo la cosa giusta?” “verrò preso in considerazione oggi?” “cosa starò facendo questa stessa mattina del prossimo anno?” e i dubbi diventano echi lontani quando arriva il treno che inesorabilmente ci conduce verso la nostra scelta o verso il nostro destino. Ma la nostra destinazione è un altra e ora dopo ora, volto dopo volto, parola dopo parola la fatica sostituisce ed allieta le mie paure; verso l’oscurità della notte ancora il lenzuolo mi copre e nasconde la mia vita fino a rinascere di nuovo domani.
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February 04
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Amare
Che amare sia tremendo, perchè chi ama spesso non è amato, chi ascolta non è sentito, chi apre il suo cuore al cielo non è considerato. Eppure felicità quando sorridi imbarazzata, quando sei seria e taci, perche una spina hai che qualcuno deve toglierti, quando apri a me cautamente piccole pagine della tua vita, ed io mi sento riascere con la tua freschezza. Angoscia, quando le tue attenzioni sono rivolte ad altri, quando non riesco a colmare la distanza per raggiungerti, e so che mai potrò farlo perche entrambi camminiamo nella stessa direzione, e tu... più veloce. Più veloce vedo la tua sagoma sparire nella nebbia, e la paura della solitudine mi fa correre, e correre ancora ma... il respiro si soffoca nei polmoni, il gelo mi paralizza. Ecco amare è tremendo, perche così come la consapevolezza della morte è viva in noi, lo è quella che non ti fermerai mai nè rallenterai per aspettarmi. Mai, amore mio.
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